Si vuole aumentare il distanziometro alle sale giochi

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Si vuole aumentare il distanziometro alle sale giochi

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Continuiamo a ribadire che… si faccia presto! Il Governo, la Conferenza Unificata e gli addetti ai lavori facciano presto ad “estrarre dal cilindro” le normative nazionali se non vogliono trovarsi nella condizione di non avere più nulla da “ristrutturare e riformare”. Il gioco pubblico, e chi lo “gestisce”, sta avendo sempre più difficoltà, sempre più restrizioni, sempre più regolamentazioni e sempre meno spazio dove vivere e dove mettere in atto le proprie attività ludiche.

Non ha importanza, poi, se all’origine di un’attività di gioco vi siano concessioni pagate, tasse e permessi in regola: l’attività del gioco è sempre più “defenestrata” e sempre più lontana dai luoghi centrali di acquisto e “sistemata”, se così si può dire, in periferia o nelle zone industriali dove, obbiettivamente, “fare cassetto” sta diventando una impresa assai difficoltosa e sempre più inarrivabile.

Giovedì 19 maggio scorso, in realtà, il Consiglio Comunale della città di Verona ha approvato, con ben 27 voti favorevoli ed uno soltanto contrario, “la delibera sull’atto di indirizzo per la limitazione di nuove aperture di sale gioco e di implementazione di slot machine”. Il documento impegna il Sindaco, e la sua giunta comunale, ad intervenire per prevenire il fenomeno conseguente all’abuso del gioco d’azzardo ed autorizzi l’apertura di nuove sale da gioco con le apparecchiature da intrattenimento ad una distanza minima, dai luoghi sensibili, di almeno 500 metri (ma già qualcuno, in altre Regioni, ha aumentato la distanza a 1000 metri).

Alla fine si fa un lungo elenco di luoghi sensibili che si “allarga sempre di più” fino veramente a far diventare impossibile la collocazione di attività ludiche in zone di “intenso passaggio” necessario per poter espletare un’impresa commerciale che possa considerarsi economicamente interessante. Quindi, le discriminazioni contro il gioco perseverano, non solo, ma si inaspriscono sempre di più dato che le Regioni ed i Comuni si sentono forti dei poteri che lo Stato ha loro concesso, senza peraltro intervenire in alcun modo per arginare la questione.

Come se non bastasse, per ritornare a parlare della delibera sul distanziometro del consiglio comunale di Verona, ad essa si affianca l’ordinanza, già in vigore dallo scorso mese di febbraio, che limita gli orari di accensione e spegnimento degli apparecchi da intrattenimento ad otto ore giornaliere: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00. Come si è detto poc’anzi questi orari sono sempre di più “seguiti” da Regione in Regione e vietano l’accensione nelle tarde ore serali dove le famigerate macchinette potrebbero essere maggiormente usate, mentre i giovanissimi… dovrebbero già essere tra le braccia di Morfeo.

La Regione Veneto insiste nel suo atteggiamento “persecutorio” nei confronti del gioco, e di quello che vi gravita attorno, e vuole naturalmente difendere tutti i suoi regolamenti comunali sin qui raggiunti e messi in pratica. Vuole anche portare tutte queste “sue conquiste” dinanzi alla Conferenza Unificata anche sollevando una questione di legittimità costituzionale se vi sarà costretta. Intanto la lotta continua e gli operatori del gioco non possono far altro che soggiacere a questi regolamenti, guardando e sperando in un futuro migliore, ma non nutrendo in fondo tanta speranza, anche se, in questo caso, sembrerebbe che l’Esecutivo voglia mettere obbiettivamente un punto ben fermo dal quale ripartire.

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